Quando la fisica diventa metafora: una lettura filosofica della relatività.
(di Fulvio Pierantoni, 09/07/2026) - tempo di lettura 4 min
Una interessante suggestione del primo mattino: “E=mc2, oltre ad essere la ben nota formula della relatività di Einstein, può essere letta (metaforicamente) come formula della vita. In senso metafisico potremmo definire la vita come trasformazione di energia in massa e viceversa, immersa nello spazio-tempo. La nostra paura della morte sarebbe dovuta alla capacità di percezione dello spazio-tempo. In realtà la vita sarebbe infinita perché l'equazione è biunivoca, massa ed energia si alimentano pendolarmente e lo spazio-tempo è una componente immateriale ed aenergetica, quindi non si consuma. In altre parole si potrebbe anche suggerire che l'energia (E) rappresenta lo spirito, la materia (m) il corpo e lo spazio-tempo (c al quadrato) è quello che comunemente chiamiamo vita". Senza alcun fine cattedratico, ma per puro piacere analitico, propongo quindi in questo articolo le riflessioni che seguono.
Introduzione
La proposta è interessante perché si colloca deliberatamente sul confine tra fisica, metafisica e filosofia dell'esistenza. Dal punto di vista strettamente scientifico, la lettura che si propone non coincide con il significato della formula “E=mc2”: quella equazione descrive l'equivalenza tra massa ed energia, non una teoria della vita o della coscienza. Ma come metafora filosofica è feconda, e richiama diversi filoni di pensiero, pur senza identificarsi completamente con nessuno.
Monismo
Il riferimento più immediato è il monismo, in particolare quello di Baruch Spinoza. Per Spinoza esiste un'unica sostanza, che può essere vista sotto attributi differenti. Nella nostra teoria energia e materia sembrano essere due manifestazioni dello stesso principio fondamentale. Non esiste una separazione ontologica assoluta, ma una continua conversione. La differenza è che Spinoza non attribuisce un ruolo privilegiato allo spazio-tempo.
Filosofia del processo
Si nota una vicinanza alla filosofia di Alfred North Whitehead: la realtà non è composta da oggetti ma da processi; essere significa divenire; la stabilità è un'illusione prodotta da un flusso continuo. L’idea che la vita sia una trasformazione incessante tra energia e materia ricorda molto questa prospettiva.
Eraclito
Probabilmente il pensatore antico che più si avvicina allo spirito di questa teoria, con il suo "Tutto scorre". Per lui il fuoco era il simbolo della continua trasformazione dell'essere, se sostituissimo il fuoco con l'energia, il parallelismo diventerebbe evidente.
Vitalismo cosmico
La teoria possiede anche un carattere vitalistico. Ricorda alcuni aspetti di Henri Bergson, che parlava dello slancio vitale (élan vital): una forza creativa che attraversa la materia e produce continuamente forme nuove. Qui però la teoria è più "fisica" rispetto a Bergson.
Idealismo e spiritualismo contemporaneo
Quando identifichiamo l’energia con lo spirito e la materia con il corpo entriamo in un terreno spiritualista, come in reazione ad un riduzionismo scientifico meccanicista, associazione che ricorda il neoplatonismo, alcune interpretazioni orientali (Vedānta, Taoismo), parte della filosofia esoterica moderna. Sappiamo bene che nessun fisico direbbe mai che l'energia coincide con lo spirito.
Fenomenologia dell'esistenza
Di particolare suggestione mi pare la parte dove diciamo: "La paura della morte sarebbe dovuta alla capacità di percezione dello spazio-tempo." Questa osservazione fa pensare alla fenomenologia di Martin Heidegger: l'essere umano è l'unico ente che vive anticipando la propria morte. Qui però si aggiunge un elemento nuovo: non è la morte il problema, è la percezione temporale. Questo sposta l'origine dell'angoscia dalla finitezza (la morte appunto) alla coscienza dello scorrere del tempo.
Dove diciamo invece: "lo spazio-tempo è immateriale ed aenergetico, quindi non si consuma", un fisico probabilmente obietterebbe che, nelle teorie contemporanee, lo spazio-tempo non è un semplice contenitore neutro: interagisce con materia ed energia, si curva e può evolvere. Inoltre, dall'equazione E=mc2 non segue che la vita sia infinita o che la trasformazione sia necessariamente eterna. Dal punto di vista filosofico, invece, possiamo assumere queste idee come postulati della metafisica implicita di questa teoria, distinguendoli da ogni affermazione scientifica.
Possibile sintesi
Per terminare questo gioco analitico potremmo sintetizzare quanto descritto nella formula di un monismo energetico-esistenziale del quale i principi guida potrebbero essere:
energia e materia sono due stati dello stesso principio;
lo spazio-tempo rende possibile la trasformazione;
la vita è il processo stesso della trasformazione;
la morte è solo un cambiamento di stato;
l'infinito deriva dalla reversibilità della trasformazione.
Conclusioni
La teoria della relatività, in questo lavoro, non è assunta come fondamento scientifico della metafisica, bensì come ispirazione simbolica. L'equivalenza tra massa ed energia diventa il paradigma attraverso il quale interrogare filosoficamente il rapporto tra corpo, spirito e vita. Non si tratta di dedurre una metafisica dalla fisica, ma di utilizzare una scoperta della fisica come immagine capace di aprire nuove domande sull'essere. Se la fisica ci mostra che ciò che appare radicalmente diverso (massa ed energia) è, a un livello più profondo, convertibile, possiamo assumere questa intuizione come metafora ontologica e domandarci se anche la distinzione tra corpo e spirito non sia, filosoficamente, una distinzione di stati anziché di sostanze.
Indicazioni bibliografiche e Post Scriptum
“I Presocratici” a cura di Giovanni Reale;
“Frammenti” di Eraclito;
“Etica” di Baruch Spinoza;
“Materia e memoria” e “L’evoluzione creatrice” di Henri Bergson;
“La scienza e il mondo moderno” e “Il processo e la realtà” di Alfred North Whitehead;
“Essere e tempo” di Martin Heidegger;
“La struttura delle rivoluzioni scientifiche” di Thomas Kuhn;
“Congetture e confutazioni” di Karl Popper;
“L'ordine del tempo” di Carlo Rovelli.
Le opere qui richiamate non vengono citate come conferme della tesi proposta. Al contrario, costituiscono gli interlocutori con cui essa desidera dialogare. Questo articolo non intende trasformare una teoria scientifica in una dottrina metafisica, ma mostrare come alcune immagini elaborate dalla scienza possano diventare, per la filosofia, occasioni di pensiero. La filosofia non dimostra ciò che la scienza scopre, né la scienza esaurisce ciò che la filosofia domanda: entrambe partecipano, ciascuna con il proprio metodo, all’umana ricerca di comprensione del reale.